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        <dc:creator>krilu</dc:creator>
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        <title>In estate come in inverno (Jacques Prévert)</title>
        <link>http://www.piccoloweb.com/modules/weblog/details.php?blog_id=43</link>
        <dc:date>2007-05-29T13:23:23 +01:00</dc:date>
        <dc:creator>nuvi</dc:creator>
        <description>In estate come in inverno (Jacques Prévert)

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l&amp;#039;uomo che ha l&amp;#039;acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.

Accanto a lui un imbecille
un signore che ne ha
tristemente pesca con la lenza.
Egli non sa perché
vedendo passare una chiatta
la nostalgia lo afferra.
Anch&amp;#039;egli vorrebbe partire
lontano lontano sull&amp;#039;acqua
e vivere una nuova vita
con un po&amp;#039; di pancia in meno.

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l&amp;#039;uomo che ha l&amp;#039;acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.

Il bravo pescatore con la lenza
torna a casa senza un sol pesce.
Apre una scatoletta di sardine
e poi si mette a piangere.
Capisce che dovrà morire
e che non ha mai amato.
Sua moglie lo compatisce
con un sorriso ironico
E&amp;#039; una ignobile megera
una ranocchia d&amp;#039;acquasantiera.

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l&amp;#039;uomo che ha l&amp;#039;acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.

Sa bene che i battelli
son grandi topaie sul mare
e che per i bassi salari
le belle barcaiole
e i loro poveri battellieri
portano a spasso sui fìumi
una carrettata di fìgli
soffocati dalla miseria
in estate come in inverno
con non importa qual tempo.

Jacques Prévert</description>
    </item>
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        <title>NATALE</title>
        <link>http://www.piccoloweb.com/modules/weblog/details.php?blog_id=42</link>
        <dc:date>2006-12-17T20:18:31 +01:00</dc:date>
        <dc:creator>piccolaweb</dc:creator>
        <description>Il Natale viene una sola volta all&amp;#039;anno, ma tu sei sempre nei miei pensieri.......quindi con tutto il mio cuore ti auguro la felicità per tutti i giorni dell&amp;#039;anno...Vien la neve giù dal tetto ed è proprio un bel effetto, sotto l&amp;#039;albero addobato un re magio ti ha guardato, non pensare che fa male pensa solo che è Natale!siediti...fermo...pensa che nella vita ci sono cose molto belle e che non tutto è perduto....rifletti e non rinchiuderti in te stesso...non piangere mi raccomando...MI HANNO DETTO CHE BABBO NATALE NON ESISTE!  :((  :((  :((  :((  :stupid:  :-#</description>
    </item>
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        <title>Anche tu sei collina</title>
        <link>http://www.piccoloweb.com/modules/weblog/details.php?blog_id=41</link>
        <dc:date>2006-10-17T15:11:56 +01:00</dc:date>
        <dc:creator>krilu</dc:creator>
        <description>Anche tu sei collina 

(di Cesare Pavese)


Anche tu sei collina 
e sentiero di sassi 
e gioco nei canneti, 
e conosci la vigna 
che di notte tace. 
Tu non dici parole. 

C&amp;#039;è una terra che tace 
e non è terra tua. 
C&amp;#039;è un silenzio che dura 
sulle piante e sui colli. 
Ci son acque e campagne. 
Sei un chiuso silenzio 
che non cede, sei labbra 
e occhi bui. Sei la vigna. 

E&amp;#039; una terra che attende 
e non dice parola. 
Sono passati giorni 
sotto cieli ardenti. 
Tu hai giocato alle nubi.
E&amp;#039; una terra cattiva - 
la tua fronte lo sa. 
Anche questo è la vigna. 

Ritroverai le nubi 
e il canneto, e le voci
come un&amp;#039;ombra di luna. 
Ritroverai parole 
oltre la vita breve 
e notturna dei giochi, 
oltre l&amp;#039;infanzia accesa. 
Sarà dolce tacere. 
Sei la terra e la vigna. 
Un acceso silenzio 
brucerà la campagna 
come i falò la sera.</description>
    </item>
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        <title>Donna genovese</title>
        <link>http://www.piccoloweb.com/modules/weblog/details.php?blog_id=38</link>
        <dc:date>2006-02-16T22:37:49 +01:00</dc:date>
        <dc:creator>krilu</dc:creator>
        <description>Donna genovese

(di Dino Campana)


Tu mi portasti un po dalga marina
nei tuoi capelli, ed un odor di vento,
che &amp;amp;#232; corso di lontano e giunge grave
dardore, era nel tuo corpo bronzino:
- Oh la divina
semplicit&amp;amp;#224; delle tue forme snelle -
Non amore non spasimo, un fantasma,
un&amp;#039;ombra della necessit&amp;amp;#224; che vaga
serena e ineluttabile per l&amp;#039;anima
e la discioglie in gioia, in incanto serena
perch&amp;amp;#233; per l&amp;#039;infinito lo scirocco
se la possa portare.
Come &amp;amp;#232; piccolo il mondo e leggero nelle tue mani!

 :fleyes:</description>
    </item>
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        <title>Eri dritta e felice</title>
        <link>http://www.piccoloweb.com/modules/weblog/details.php?blog_id=37</link>
        <dc:date>2006-02-16T22:25:33 +01:00</dc:date>
        <dc:creator>krilu</dc:creator>
        <description>Eri dritta e felice

(di Leonardo Sinisgalli) 

Eri dritta e felice
sulla porta che il vento
apriva alla campagna.
Intrisa di luce
stavi ferma nel giorno,
al tempo delle vespe doro
quando al sambuco
si fanno dolci le midolla.
Allora sandava scalzi
per i fossi, si misurava lardore
del sole dalle impronte
lasciate sui sassi. 


 :fleyes:</description>
    </item>
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        <title>Sentiero</title>
        <link>http://www.piccoloweb.com/modules/weblog/details.php?blog_id=36</link>
        <dc:date>2006-02-16T22:18:02 +01:00</dc:date>
        <dc:creator>krilu</dc:creator>
        <description>Sentiero

(di Antonia Pozzi) 

&amp;amp;#200; bello camminare lungo il torrente:
non si sentono i passi, non sembra
di andare via.
Dall&amp;#039;alto del sentiero si vede la valle
e cime lontane ai margini
della pianura, come pallidi scogli
in riva a una rada - si pensa
com&amp;#039;&amp;amp;#232; bella, com&amp;#039;&amp;amp;#232; dolce la terra
quando s&amp;#039;attarda a sognare
il tuo tramonto
con lunghe ombre azzurre di monti
a lato - Si cammina lungo il torrente:
c&amp;#039;&amp;amp;#232; un gran canto che assorda
la malinconia -

 :fleyes:</description>
    </item>
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        <title>Amo in te</title>
        <link>http://www.piccoloweb.com/modules/weblog/details.php?blog_id=35</link>
        <dc:date>2006-02-16T22:13:47 +01:00</dc:date>
        <dc:creator>krilu</dc:creator>
        <description>Amo in te 

( di Nazim Hikmet )


Amo in te 
l&amp;#039;avventura della nave che va verso il polo 
amo in te 
l&amp;#039;audacia dei giocatori delle grandi scoperte 
amo in te le cose lontane 
amo in te l&amp;#039;impossibile 
entro nei tuoi occhi come in un bosco 
pieno di sole 
e sudato affamato infuriato 
ho la passione del cacciatore 
per mordere nella tua carne. 
amo in te l&amp;#039;impossibile 
ma non la disperazione. 

 :fleyes:</description>
    </item>
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        <title>Risveglio del vento</title>
        <link>http://www.piccoloweb.com/modules/weblog/details.php?blog_id=34</link>
        <dc:date>2006-02-16T21:55:33 +01:00</dc:date>
        <dc:creator>krilu</dc:creator>
        <description>Risveglio del vento 

di Rainer Maria Rilke 


Nel colmo della notte, a volte accade 
che si risvegli, come un bimbo, il vento. 

Solo, pian piano, vien per il sentiero, 
penetra nel villaggio addormentato. 

Striscia guardingo sino alla fontana, 
poi si sofferma, tacito in ascolto. 
Pallide stan tutte le case intorno; 
tutte le querce mute. 

 :fleyes:</description>
    </item>
    <item rdf:about="http://www.piccoloweb.com/modules/weblog/details.php?blog_id=33">
        <title>Ah vastit&amp;#224; di pini ...</title>
        <link>http://www.piccoloweb.com/modules/weblog/details.php?blog_id=33</link>
        <dc:date>2006-02-07T22:26:17 +01:00</dc:date>
        <dc:creator>krilu</dc:creator>
        <description> Ah vastit&amp;amp;#224; di pini... 

di Pablo Neruda

Ah vastit&amp;amp;#224; di pini, rumore d&amp;#039;onde che si frangono,
lento gioco di luci, campana solitaria,
crepuscolo che cade nei tuoi occhi, bambola
chiocciola terrestre, in te la terra canta!

In te i fiumi cantano e in essi l&amp;#039;anima mia fugge
come tu desideri e verso dove tu vorrai.
Segnami la mia strada nel tuo arco di speranza
e lancer&amp;amp;#242; in delirio il mio stormo di frecce.

Intorno a me sto osservando la tua cintura di nebbia
e i1 tuo silenzio incalza le mie ore inseguite,
e sei tu ton le tue braccia di pietra trasparente

dove i miei baci si ancorano e la mia umida ansia s&amp;#039;annida.

Ah la tua voce misteriosa che l&amp;#039;amore tinge e piega
nel crepuscolo risonante e morente!
Cos&amp;amp;#236; in ore profonde sopra i campi ho visto
piegarsi le spighe sulla bocca del vento.

 :fleyes:</description>
    </item>
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        <title>Lamento per Ignacio Sanchez Mejias</title>
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        <dc:date>2006-02-07T22:16:37 +01:00</dc:date>
        <dc:creator>krilu</dc:creator>
        <description>LAMENTO PER IGNACIO S&amp;amp;#193;NCHEZ MEJ&amp;amp;#205;AS 

di Federico Garcia Lorca (1935)

1 
Il cozzo e la morte

Alle cinque della sera. 
Eran le cinque in punto della sera. 
Un bambino port&amp;amp;#242; il lenzuolo bianco 
alle cinque della sera. 
Una sporta di calce gi&amp;amp;#224; pronta 
alle cinque della sera. 
Il resto era morte e solo morte 
alle cinque della sera. 
Il vento port&amp;amp;#242; via i cotoni 
alle cinque della sera. 
E lossido semin&amp;amp;#242; cristallo e nichel 
alle cinque della sera. 
Gi&amp;amp;#224; combatton la colomba e il leopardo 
alle cinque della sera. 
E una coscia con un corno desolato 
alle cinque della sera. 
Cominciarono i suoni di bordone 
alle cinque della sera. 
Le campane darsenico e il fumo 
alle cinque della sera. 
Negli angoli gruppi di silenzio 
alle cinque della sera. 
Solo il toro ha il cuore in alto! 
alle cinque della sera. 
Quando venne il sudore di neve 
alle cinque della sera, 
quando larena si coperse di iodio 
alle cinque della sera, 
la morte pose le uova nella ferita 
alle cinque della sera. 
Alle cinque della sera. 
Alle cinque in punto della sera. 

Una bara con ruote &amp;amp;#232; il letto 
alle cinque della sera. 
Ossa e flauti suonano nelle sue orecchie 
alle cinque della sera. 
Il toro gi&amp;amp;#224; mugghiava dalla fronte 
alle cinque della sera. 
La stanza siridava dagonia 
alle cinque della sera. 
Da lontano gi&amp;amp;#224; viene la cancrena 
alle cinque della sera. 
Tromba di giglio per i verdi inguini 
alle cinque della sera. 
Le ferite bruciavan come soli 
alle cinque della sera. 
E la folla rompeva le finestre 
alle cinque della sera. 
Alle cinque della sera. 
Ah, che terribili cinque della sera! 
Eran le cinque a tutti gli orologi! 
Eran le cinque in ombra della sera!


2 
Il sangue versato

Non voglio vederlo! 
Di alla luna che venga, 
chio non voglio vedere il sangue 
dIgnazio sopra larena. 

Non voglio vederlo! 

La luna spalancata. 
Cavallo di quiete nubi, 
e larena grigia del sonno 
con salici sullo steccato. 

Non voglio vederlo! 
Il mio ricordo si brucia. 
Ditelo ai gelsomini 
con il loro piccolo bianco! 

Non voglio vederlo! 

La vacca del vecchio mondo 
passava la sua triste lingua 
sopra un muso di sangue 
sparso sopra larena, 
e i tori di Guisando, 
quasi morte e quasi pietra, 
muggirono come due secoli 
stanchi di batter la terra. 

No. 
Non voglio vederlo! 

Sui gradini sal&amp;amp;#236; Ignazio 
con tutta la sua morte addosso. 
Cercava lalba, 
ma lalba non era. 
Cerca il suo dritto profilo, 
e il sogno lo disorienta. 
Cercava il suo bel corpo 
e trov&amp;amp;#242; il suo sangue aperto. 
Non ditemi di vederlo! 
Non voglio sentir lo zampillo 
ogni volta con meno forza: 
questo getto che illumina 
le gradinate e si rovescia 
sopra il velluto e il cuoio 
della folla assetata. 
Chi mi grida daffacciarmi? 
Non ditemi di vederlo! 

Non si chiusero i suoi occhi 
quando vide le corna vicino, 
ma le madri terribili 
alzarono la testa. 
E dagli allevamenti 
venne un vento di voci segrete 
che gridavano ai tori celesti, 
mandriani di pallida nebbia. 
Non ci fu principe di Siviglia 
da poterglisi paragonare, 
n&amp;amp;#233; spada come la sua spada 
n&amp;amp;#233; cuore cos&amp;amp;#236; vero. 
Come un fiume di leoni 
la sua forza meravigliosa, 
e come un torso di marmo 
la sua armoniosa prudenza. 
Aria di Roma andalusa 
gli profumava la testa 
dove il suo riso era un nardo 
di sale e dintelligenza. 
Che gran torero nellarena! 
Che buon montanaro sulle montagne! 
Cos&amp;amp;#236; delicato con con le spighe! 
Cos&amp;amp;#236; duro con gli speroni! 
Cos&amp;amp;#236; tenero con la rugiada! 
Cos&amp;amp;#236; abbagliante nella fiera! 
Cos&amp;amp;#236; tremendo con le ultime 
banderillas di tenebra! 

Ma ormai dorme senza fine. 
Ormai i muschi e le erbe 
aprono con dita sicure 
il fiore del suo teschio. 
E gi&amp;amp;#224; viene cantando il suo sangue: 
cantando per maremme e praterie, 
sdrucciolando sulle corna intirizzite, 
vacillando senzanima nella nebbia, 
inciampando in mille zoccoli 
come una lunga, scura, triste lingua, 
per formare una pozza dagonia 
vicino al Guadalquivir delle stelle. 

Oh, bianco muro di Spagna! 
Oh, nero toro di pena! 
Oh, sangue forte dIgnazio! 
Oh, usignolo delle sue vene! 

No. 
Non voglio vederlo! 
Non v&amp;amp;#232; calice che lo contenga, 
non rondini che se lo bevano, 
non v&amp;amp;#232; brina di luce che lo ghiacci, 
n&amp;amp;#233; canto n&amp;amp;#233; diluvio di gigli, 
non v&amp;amp;#232; cristallo che lo copra dargento. 
No. 
Io non voglio vederlo!!


3 
Corpo presente

La pietra &amp;amp;#232; una fronte dove i sogni gemono 
senzaver acqua curva n&amp;amp;#233; cipressi ghiacciati. 
La pietra &amp;amp;#232; una spalla per portare il tempo 
Con alberi di lagrime e nastri e pianeti. 
Ho visto piogge grigie correre verso le onde 
alzando le tenere braccia crivellate 
per non esser prese dalla pietra stesa 
che scioglie le loro membra senza bere il sangue. 

Perch&amp;amp;#233; la pietra coglie semenze e nuvole, 
scheletri dallodole e lupi di penombre, 
ma non d&amp;amp;#224; suoni, n&amp;amp;#233; cristalli, n&amp;amp;#233; fuoco, 
ma arene e arene e unaltra arena senza muri. 

Ormai sta sulla pietra Ignazio il ben nato. 
Ormai &amp;amp;#232; finita. Che c&amp;amp;#232;? Contemplate la sua figura: 
la morte lha coperto di pallidi zolfi 
e gli ha messo una testa di scuro minotauro. 

Ormai &amp;amp;#232; finita. La pioggia entra nella sua bocca. 
Il vento come pazzo il suo petto ha scavato, 
e lAmore, imbevuto di lacrime di neve, 
si riscalda in cima agli allevamenti. 

Cosa dicono? Un silenzio putrido riposa. 
Siamo con un corpo presente che sfuma, 
con una forma chiara che ebbe usignoli 
e la vediamo riempirsi di buchi senza fondo. 

Chi increspa il sudario? Non &amp;amp;#232; vero quel che dice! 
Qui nessuno canta, n&amp;amp;#233; piange nellangolo, 
n&amp;amp;#233; pianta gli speroni n&amp;amp;#233; spaventa il serpente: 
qui non voglio altro che gli occhi rotondi 
per veder questo corpo senza possibile riposo. 

Voglio veder qui gli uomini di voce dura. 
Quelli che domano cavalli e dominano i fiumi: 
gli uomini cui risuona lo scheletro e cantano 
con una bocca piena di sole e di rocce. 

Qui li voglio vedere. Davanti alla pietra. 
Davanti a questo corpo con le redini spezzate. 
Voglio che mi mostrino luscita 
per questo capitano legato dalla morte. 

Voglio che mi insegnino un pianto come un fiume 
chabbia dolci nebbie e profonde rive 
per portar via il corpo di Ignazio e che si perda 
senza ascoltare il doppio fiato dei tori. 

Si perda nellarena rotonda della luna 
che finge, quando &amp;amp;#232; bimba dolente, bestia immobile; 
si perda nella notte senza canto dei pesci 
e nel bianco spineto del fumo congelato. 

Non voglio che gli copran la faccia con fazzoletti 
perch&amp;amp;#233; sabitui alla morte che porta. 
Vattene, Ignazio. Non sentire il caldo bramito. 
Dormi, vola, riposa. Muore anche il mare!


4 
Anima assente

Non ti conosce il toro n&amp;amp;#233; il fico, 
n&amp;amp;#233; i cavalli n&amp;amp;#233; le formiche di casa tua. 
Non ti conosce il bambino n&amp;amp;#233; la sera 
perch&amp;amp;#233; sei morto per sempre. 
Non ti conosce il dorso della pietra, 
n&amp;amp;#233; il raso nero dove ti distruggi. 
Non ti conosce il tuo ricordo muto 
perch&amp;amp;#233; sei morto per sempre. 

Verr&amp;amp;#224; lautunno con conchiglie, 
uva di nebbia e monti aggruppati, 
ma nessuno vorr&amp;amp;#224; guardare i tuoi occhi 
perch&amp;amp;#233; sei morto per sempre. 

Perch&amp;amp;#233; sei morto per sempre, 
come tutti i morti della Terra, 
come tutti i morti che si scordano 
in un mucchio di cani spenti. 

Nessuno ti conosce. No. Ma io ti canto. 
Canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia. 
Linsigne maturit&amp;amp;#224; della tua conoscenza. 
Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca. 
La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria. 

Tarder&amp;amp;#224; molto a nascere, se nasce, 
un andaluso cos&amp;amp;#236; chiaro, cos&amp;amp;#236; ricco davventura. 
Io canto la sua eleganza con parole che gemono 
e ricordo una brezza triste negli ulivi. 


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